È la luna


È la luna una luna d’estate
quieta silenziosa e chiara
l’ora solenne di mezzanotte
diffonde dolci pensieri ovunque

Ma più che altrove là dove gli alberi
innalzano rami dolci di brezza
o piegano a terra le fronde
e offrono un sicuro rifugio

E là in quei liberi pergolati
giace una forma armoniosa
erba verde e fiumi umidi di rugiada
dolci ondeggiano intorno al viso

di Emily Brontë

(tratta da: Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, edizione 2004)

Passaggio in India

india
Mrs. Moore e Miss Adela Quested partono dall’Inghilterra per recarsi a Chandrapore, in India. Diverse dalla media dei loro connazionali, che evitano rapporti alla pari con gli indiani e vivono chiusi nei loro circoli, le due donne si comportano affabilmente con tutti e stringono amicizia con un giovane e colto vedovo del posto, il dottor Aziz.
Un giorno, Aziz le invita a visitare le grotte Marabar, organizzando una spedizione con un pic-nic. Ma qui avviene un fatto strano: il dottore e Adela si allontanano per andare da soli a visitare le grotte e a un certo punto Adela, sconvolta, fugge e accusa Aziz di averla assalita.
Il dottore, che si proclama innocente, viene messo in prigione e in seguito, in un crescendo di odio fra indiani e inglesi, inizia il processo. Ma al momento di testimoniare, Adela ritira l’accusa.

In Passaggio in India, Edward Morgan Forster mette in scena lo scontro fra due civiltà diverse e inconciliabili: quella inglese, dominata dalla fiducia nella razionalità, nella legge e nell’ordine, e quella indiana, ingenua e sentimentale. La sintesi fra le due è impossibile.
Quest’impossibilità è adeguatamente rappresentata, ad esempio, dall’amicizia che nasce fra Mr. Fielding, insegnante inglese aperto e tollerante, e il dottor Aziz. Entrambi intelligenti e leali, in seguito allo sfortunato incidente avvenuto alle grotte Marabar scoprono di non poter legare a causa dell’inevitabile differenza di mentalità: cultura e spiritualità tanto diverse generano equivoci che segnano la fine della loro amicizia.
Il messaggio dell’opera è chiaro: impegno, buona volontà e buone qualità non sono sufficienti a creare una reale intimità fra gli uomini, perché le fratture create dall’appartenenza a mondi tanto diversi sono insanabili.

Considerato il capolavoro di Forster, Passaggio in India è un bel romanzo che stimola a riflettere sugli ostacoli creati dalle differenze culturali, sulla mediocrità e il conformismo a cui sempre si abbandonano i più e, in termini
generali, sulla difficoltà di comunicazione in tutti i tipi di rapporti interpersonali, nei quali esiste sempre una zona d’ombra che impedisce una reale intimità.
Realismo, disincanto e approfondimento psicologico rendono quest’opera di Forster affascinante e sempre attuale.

Per ricordare Alda Merini

alda
Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini, da Vuoto d’amore
_____________

Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.

Alda Merini, Alla tua salute, amore mio

Lei si asciugò le lacrime

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A volte si celano agli sguardi altrui i propri dolori. Emily Brontë esprime ciò con sobria ma efficace intensità in questa sua poesia.

Lei si asciugò le lacrime e gli altri sorrisero
vedendo che il suo viso riprendeva colore
e ignoravano non potevano conoscere
la pena che traboccava dal suo cuore

Con lo sguardo dolce e la voce lieta
ogni giorno con gli occhi ridenti
come potevano indovinare che nella notte solitaria
trascorreva il suo tempo piangendo

(Tratta da: Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, ed. del 2004)

Se il mio cuore

emily
Se il mio cuore avesse conosciuto la falsità
non una spina avrebbe turbato la mia strada
il mio spirito non avrebbe perduto il riposo
non avrei versato queste lacrime

di Emily Brontë

(Tratta da: Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, ed. del 2004)

Casa Howard

casa howard
Uno scontro traumatico fra ceti sociali diversi, un contrasto insanabile fra culture, mentalità e modi di affrontare l’esistenza troppo eterogenei per armonizzarsi. Da una parte le sensibili sorelle Schlegel, appartenenti alla media borghesia colta e progressista; dall’altra parte gli altoborghesi Wilcox, amanti dello sport, cinici, materialisti, diffidenti nei confronti della cultura e conservatori. Due mondi che si attraggono irresistibilmente proprio perché diversi, ma che tuttavia, nonostante la buona volontà, non possono fondersi. E in mezzo i Bast, poveri e destinati a sprofondare sempre più in basso.

Fra il gretto e superficiale conformismo dei Wilcox e l’ambiguità delle Schlegel, si consuma una vicenda eterna che mette in luce problematiche sempre attuali: l’impossibilità di una reale comunicazione fra mondi diversi e l’estrema fragilità dei rapporti interpersonali. Un libro profondo che si presta a numerosi piani di lettura: questo è Casa Howard di Edward Morgan Forster.

Ed ecco un brano tratto dalle prime pagine dell’opera.

La stazione di Howards End era Hilton, uno di quei grossi villaggi che punteggiano la Strada per il Nord e devono le loro dimensioni ai giorni del traffico delle diligenze o prima ancora. Vicino a Londra, Hilton non era stato coinvolto nel decadimento rurale, e la sua lunga High Street aveva visto sbocciare a destra e a sinistra vasti complessi residenziali. Per circa un miglio, davanti agli occhi distratti della signora Munt, passò una serie di case dai tetti di tegole o di ardesia, una serie interrotta a un certo punto da sei tumuli danesi, che si ergevano, l’uno accanto all’altro, lungo lo stradone: tombe di soldati. Al di là di questi tumuli si infittivano le abitazioni, e il treno andò a fermarsi in mezzo a un groviglio che era quasi una città.

Inverno

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È notte, inverno rovinoso. Un poco
sollevi le tendine e guardi. Vibrano
i tuoi capelli selvaggi, la gioia
ti dilata improvvisa l’occhio nero;
che quello che hai veduto – era un’immagine
della fine del mondo – ti conforta
l’intimo cuore, lo fa caldo e pago.
Un uomo si avventura per un lago
di ghiaccio, sotto una lampada storta.

di Umberto Saba (1883-1957)

(Tratta da:
Umberto Saba, Il Canzoniere, Torino, Einaudi, ed. del 1961)

Sovrumana dolcezza

mazzo
Sovrumana dolcezza
io so, che ti farà i begli occhi chiudere
come la morte.

Se tutti i succhi della primavera
fossero entrati nel mio vecchio tronco,
per farlo rifiorire anche una volta,
non tutto il bene sentirei che sento
solo a guardarti, ad aver te vicina,
a seguire ogni tuo gesto, ogni modo
tuo di essere, ogni tuo piccolo atto.
E se vicina non t’ho, se a te in alta
solitudine penso, più infuocato
serpeggia nelle mie vene il pensiero della carne, il presagio

dell’amara dolcezza,
che so che ti farà i begli occhi chiudere
come la morte.

di Umberto Saba (1883-1957)

(Tratta da:
Umberto Saba, Il Canzoniere, Torino, Einaudi, ed. del 1961)

In morte di Anne Brontë

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Il 21 giugno del 1849, Charlotte Brontë scrive una poesia dedicandola all’amata sorella Anne, morta quasi un mese prima, il 28 maggio.

Scarsa è per me la gioia nella vita
e così la paura della morte;
l’ora estrema ho vissuto della sola
al cui posto avrei scelto di morire.

Vegliando muta il debole respiro
e sperando che ognuno fosse l’ultimo,
aspettavo che l’ombra della morte
si posasse su quelle amate forme.

Fu una nube, un silenzio a separarmi
da colei che più amai nella vita -
ma devo ringraziare Dio di cuore,
e ringraziarlo bene, con fervore;

pur sapendo che, perso il mio conforto,
la speranza d’intera un’esistenza,
l’anima scossa e ottenebrata resta,
affronterò da sola la tempesta.

(Tratta da:
Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, ed. 2004.
L’immagine raffigura Anne Brontë, in una versione restaurata del ritratto fatto dal fratello Patrick)

Ragione e sentimento

austen
Due personaggi e due modi distinti, persino contrastanti, di affrontare l’esistenza: Elinor e Marianne. Elinor è prudente, razionale, discreta e saggia; Marianne si lascia invece sempre trasportare dalla passione, dall’irrazionalità e dall’emotività.

Per Jane Austen, autrice di Sense and sensibilityRagione e sentimento in italiano -, le cui protagoniste sono appunto Elinor e Marianne Dashwood, la soluzione del problema è chiara: razionalità, prudenza, moderazione e discrezione sono le sole qualità che possono regalare gioia e serenità. Non a caso Marianne, dopo essersi follemente innamorata di un giovane superficiale ed egoista, che dopo averla corteggiata con insistenza l’abbandona di punto in bianco provocandole un enorme dolore, finirà per sposarsi seguendo la “ragione”, ossia scegliendo un uomo di ottimo carattere che però non ha suscitato in lei alcuna violenta passione. Ecco che cosa ci dice Jane Austen verso la fine del romanzo.

Marianne Dashwood era nata per un singolare destino. Era nata per scoprire la falsità delle sue opinioni e per sconfiggere con la sua condotta le sue massime più care. Era nata per superare un affetto formatosi niente meno alla rispettabile età di diciassette anni e, animata da un sentimento che non esorbitava da una stima sincera e una viva amicizia, per dare la sua mano a un altro. E, quest’altro, un uomo che aveva sofferto non meno di lei per via d’un amore precedente; che, due anni prima,ella aveva ritenuto addirittura troppo vecchio per sposarsi…e che non aveva rinunciato alla salvaguardia igienica d’un panciotto di flanella.
Eppure fu proprio così: invece di cader vittima d’una passione irresistibile, come una volta si era teneramente lusingata che fosse, invece di restare per sempre con sua madre e trovare i suoi unici piaceri nel raccoglimento e nello studio come, in un più calmo e sobrio stato di spirito, aveva deciso di fare, si trovò, a diciannove anni, arresa a nuovi affetti, sottoposta a nuovi doveri, collocata in una nuova dimora – moglie, padrone di casa e patronessa di un villaggio.

Se è vero che Ragione e sentimento non è il miglior romanzo della Austen, tuttavia, come scrive il Daiches, la cristallina precisione dello stile, la struttura equilibrata delle frasi e dei paragrafi, il quieto, abile ordine in cui si succedono dialoghi e avvenimenti, sono già quelli delle opere maggiori.

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Di Romina

PETALI DI ROSE

Poesie, brani, sintesi e frammenti: piccole suggestioni letterarie per gli appassionati.

Trascorrono i giorni

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Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (di Robert L. Stevenson)

Era una notte bella e senza pioggia, l'aria sapeva di gelo, le strade erano pulite come il pavimento di una sala da ballo; le lampade che nessun vento faceva ondeggiare formavano sul selciato un disegno regolare di luci e di ombre.

La lupa (di Giovanni Verga)

Al villaggio la chiamavano "La lupa" perché non era sazia giammai - di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell'andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figlioli e i loro mariti in un batter d'occhio, con la sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonna solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa Agrippina.

Jane Eyre (di Charlotte Brontë)

Mi trovavo a un miglio da Thornfield, lungo un sentiero conosciuto, d'estate, per le sue rose canine, in autunno per le nocciuole e le more; anche adesso spiccavano le bacche delle rose e del biancospino, color del corallo, ma il maggior piacere durante l'inverno consisteva nella sua assoluta solitudine e nella sua spoglia tranquillità. Se spirava un alito di vento, lì non si udiva alcun fruscìo perché non c'erano agrifogli né sempreverdi, e i nudi biancospini e i cespugli di nocciuoli erano fermi come i ciottoli bianchi e consumati che si ammucchiavano in mezzo al sentiero.