Senza titolo (II)

stella_1.jpg
E prima un’ora di tristi pensieri
e poi un effondersi di lacrime amare
e poi una tetra calma diffonde
una nebbia mortale su gioie e pene.

E poi un battito e una luce di lampo
e poi un respiro dall’alto
e poi una stella si accende nel cielo
la stella gloriosa la stella d’amore.
_____________________________________
poesia di Emily Bronte (1818-1848)

Tratta da
Anne, Charlotte, Emily Bronte, Poesie,a cura di Silvio Raffo, traduzione di Silvio Raffo e di Anna Luisa Zazo, Milano, Oscar Mondadori, 2004.
(la poesia è stata trascritta letteralmente: l’assenza di punteggiatura è una caratteristica dei frammenti di Emily Bronte)

4 Risposte a “Senza titolo (II)”


  1. 2 oncologiaesalute Gennaio 30, 2008 alle 2:39 pm

    ma è bellissima!! io sono un pò giù..mi sa che la mia stella si è spenta per sempre.. :-(
    bella poesia comunque e complimenti per il blog..

  2. 3 romina2007 Gennaio 30, 2008 alle 2:47 pm

    Grazie per il tuo commento, e in bocca al lupo per tutto! :) :)

  3. 4 luca Aprile 4, 2008 alle 6:22 am

    bella poesia, come molti spero che la mia stella riesca a scaldare il cuore di chi si ama


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Di Romina

PETALI DI ROSE

Poesie, brani, sintesi e frammenti: piccole suggestioni letterarie per gli appassionati.

Trascorrono i giorni

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Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (di Robert L. Stevenson)

Era una notte bella e senza pioggia, l'aria sapeva di gelo, le strade erano pulite come il pavimento di una sala da ballo; le lampade che nessun vento faceva ondeggiare formavano sul selciato un disegno regolare di luci e di ombre.

La lupa (di Giovanni Verga)

Al villaggio la chiamavano "La lupa" perché non era sazia giammai - di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell'andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figlioli e i loro mariti in un batter d'occhio, con la sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonna solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa Agrippina.

Jane Eyre (di Charlotte Brontë)

Mi trovavo a un miglio da Thornfield, lungo un sentiero conosciuto, d'estate, per le sue rose canine, in autunno per le nocciuole e le more; anche adesso spiccavano le bacche delle rose e del biancospino, color del corallo, ma il maggior piacere durante l'inverno consisteva nella sua assoluta solitudine e nella sua spoglia tranquillità. Se spirava un alito di vento, lì non si udiva alcun fruscìo perché non c'erano agrifogli né sempreverdi, e i nudi biancospini e i cespugli di nocciuoli erano fermi come i ciottoli bianchi e consumati che si ammucchiavano in mezzo al sentiero.