Archivio per Agosto 2007

Mansfield Park

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Tratto dall’Introduzione di Pietro Citati a Ragione e sentimento di Jane Austen, edizione Superbur Classici, Milano, 2002. Accennando al personaggio di Fanny in Mansfield Park, Citati scrive:

“Con una specie di ossessione, Fanny ama la grande casa patrizia dove è stata educata: l’armonia, la quiete, la gravità di Mansfield Park. Difende l’ordine e il decoro del mondo aristocratico, mentre quasi tutti i nobili cugini peccano contro le sue leggi.
Così proprio lei, la reietta, l’esclusa, diventa la sacerdotessa che salva quel mondo dalla rovina in cui la Austen lo vedeva precipitare. Tutto deve restare così, come un tempio consacrato, in eterno.
La Austen non condivide l’angosciosa devozione di Fanny per l’aristocrazia e il decoro. Ma certo sentì in se stessa, in un angolo delle sue immense profondità di creatrice, quella sofferenza, quella tristezza, quella passività, quel terribile silenzio, e il desiderio che nulla, mai, muti nell’universo”.

Senza titolo (III)

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Il sole è tramontato la lunga onda dell’erba
oscilla tetramente al vento della sera
e l’uccello ha lasciato la vecchia pietra grigia
e ha cercato il caldo rifugio di un nido

Nel solitario orizzonte che mi circonda
non vedo immagini non odo alcun suono
se non il soffio del vento lontano
che sospira sul mare d’erica.
____________________________________
Di Emily Bronte (1818-1848). La poesia è senza punteggiatura. Tratta da
Anne, Charlotte, Emily Bronte, Poesie, a cura di Silvio Raffo, traduzione di Silvio Raffo e Anna Luisa Zazo, Milano, Oscar Mondadori, 2004
(la foto è tratta dal sito http://www.daltramontoallalba.it/paranormale/blackshuck.htm)


Di Romina

PETALI DI ROSE

Poesie, brani, sintesi e frammenti: piccole suggestioni letterarie per gli appassionati.

Trascorrono i giorni

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Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (di Robert L. Stevenson)

Era una notte bella e senza pioggia, l'aria sapeva di gelo, le strade erano pulite come il pavimento di una sala da ballo; le lampade che nessun vento faceva ondeggiare formavano sul selciato un disegno regolare di luci e di ombre.

La lupa (di Giovanni Verga)

Al villaggio la chiamavano "La lupa" perché non era sazia giammai - di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell'andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figlioli e i loro mariti in un batter d'occhio, con la sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonna solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa Agrippina.

Jane Eyre (di Charlotte Brontë)

Mi trovavo a un miglio da Thornfield, lungo un sentiero conosciuto, d'estate, per le sue rose canine, in autunno per le nocciuole e le more; anche adesso spiccavano le bacche delle rose e del biancospino, color del corallo, ma il maggior piacere durante l'inverno consisteva nella sua assoluta solitudine e nella sua spoglia tranquillità. Se spirava un alito di vento, lì non si udiva alcun fruscìo perché non c'erano agrifogli né sempreverdi, e i nudi biancospini e i cespugli di nocciuoli erano fermi come i ciottoli bianchi e consumati che si ammucchiavano in mezzo al sentiero.