Archivio per la categoria 'poesie'

È la luna


È la luna una luna d’estate
quieta silenziosa e chiara
l’ora solenne di mezzanotte
diffonde dolci pensieri ovunque

Ma più che altrove là dove gli alberi
innalzano rami dolci di brezza
o piegano a terra le fronde
e offrono un sicuro rifugio

E là in quei liberi pergolati
giace una forma armoniosa
erba verde e fiumi umidi di rugiada
dolci ondeggiano intorno al viso

di Emily Brontë

(tratta da: Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, edizione 2004)

Per ricordare Alda Merini

alda
Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini, da Vuoto d’amore
_____________

Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.

Alda Merini, Alla tua salute, amore mio

Lei si asciugò le lacrime

lacrime gif
A volte si celano agli sguardi altrui i propri dolori. Emily Brontë esprime ciò con sobria ma efficace intensità in questa sua poesia.

Lei si asciugò le lacrime e gli altri sorrisero
vedendo che il suo viso riprendeva colore
e ignoravano non potevano conoscere
la pena che traboccava dal suo cuore

Con lo sguardo dolce e la voce lieta
ogni giorno con gli occhi ridenti
come potevano indovinare che nella notte solitaria
trascorreva il suo tempo piangendo

(Tratta da: Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, ed. del 2004)

Inverno

foto_inverno_317
È notte, inverno rovinoso. Un poco
sollevi le tendine e guardi. Vibrano
i tuoi capelli selvaggi, la gioia
ti dilata improvvisa l’occhio nero;
che quello che hai veduto – era un’immagine
della fine del mondo – ti conforta
l’intimo cuore, lo fa caldo e pago.
Un uomo si avventura per un lago
di ghiaccio, sotto una lampada storta.

di Umberto Saba (1883-1957)

(Tratta da:
Umberto Saba, Il Canzoniere, Torino, Einaudi, ed. del 1961)

Sovrumana dolcezza

mazzo
Sovrumana dolcezza
io so, che ti farà i begli occhi chiudere
come la morte.

Se tutti i succhi della primavera
fossero entrati nel mio vecchio tronco,
per farlo rifiorire anche una volta,
non tutto il bene sentirei che sento
solo a guardarti, ad aver te vicina,
a seguire ogni tuo gesto, ogni modo
tuo di essere, ogni tuo piccolo atto.
E se vicina non t’ho, se a te in alta
solitudine penso, più infuocato
serpeggia nelle mie vene il pensiero della carne, il presagio

dell’amara dolcezza,
che so che ti farà i begli occhi chiudere
come la morte.

di Umberto Saba (1883-1957)

(Tratta da:
Umberto Saba, Il Canzoniere, Torino, Einaudi, ed. del 1961)

In morte di Anne Brontë

anne.

Il 21 giugno del 1849, Charlotte Brontë scrive una poesia dedicandola all’amata sorella Anne, morta quasi un mese prima, il 28 maggio.

Scarsa è per me la gioia nella vita
e così la paura della morte;
l’ora estrema ho vissuto della sola
al cui posto avrei scelto di morire.

Vegliando muta il debole respiro
e sperando che ognuno fosse l’ultimo,
aspettavo che l’ombra della morte
si posasse su quelle amate forme.

Fu una nube, un silenzio a separarmi
da colei che più amai nella vita -
ma devo ringraziare Dio di cuore,
e ringraziarlo bene, con fervore;

pur sapendo che, perso il mio conforto,
la speranza d’intera un’esistenza,
l’anima scossa e ottenebrata resta,
affronterò da sola la tempesta.

(Tratta da:
Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, ed. 2004.
L’immagine raffigura Anne Brontë, in una versione restaurata del ritratto fatto dal fratello Patrick)

Felice quanto più conduco

sogno
Sono felice quanto più conduco
l’anima lontana dalla sua veste d’argilla
nel vento della notte quando la luna è chiara
e lo sguardo spazia in mondi di luce

Quando io non sono e nessuno è con me
terra né mare né cielo senza nubi
soltanto lo spirito libero e vagabondo
nella vasta infinita immensità

di Emily Brontë.

(Tratta da:
- Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, 2004.
Tutte le poesie di Emily Brontë sono prive di punteggiatura e di titoli. Pertanto sono stata io a richiamare, nel titolo del post, il primo verso della poesia.
L’immagine è tratta da: http://habanera-nonblog.blogspot.com)

Poesia


Il lago desolato il cielo di mezzanotte
la luna morente che lotta con le nuvole
il triste mormorio che sussurra appena
quasi non osasse parlare
piombano sul mio cuore tristemente
inaridiscono la mia gioia in solitudine

Non toccateli fioriscono e sorridono
ma le loro radici s’inaridiscono implacabilmente
Ah

(di Emily Bronte . La foto è tratta da questo sito )

La nebbia è dolce…


La nebbia è dolce sulla collina
non vi saranno tempeste domani
no il giorno ha pianto a sazietà
consumato ogni tacita pena

Torno ai giorni della giovinezza
ai giorni dell’infanzia lontana
nel rifugio della casa paterna
presso la porta della sala antica

Guardo cadere una sera di nubi
dopo un giorno di pioggia
nebbie azzurre dolci nebbie estive
celano la catena di monti lontana

Nella lunga erba verde indugia la rugiada
densa come le lacrime del mattino
passano profumi e fragranze sognate
respiro di anni trascorsi

(di Emily Brontë)

Senza titolo


Non tornerà a splendere
il suo triste corso è compiuto
ho visto l’ultimo raggio svanire
del freddo sole lucente.

(di Emily Bronte)

Pagina Successiva »


Di Romina

PETALI DI ROSE

Poesie, brani, sintesi e frammenti: piccole suggestioni letterarie per gli appassionati.

Trascorrono i giorni

Novembre: 2009
L M M G V S D
« Ott    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

Categorie

Archivi

Blog Stats

  • 28,529 hits

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (di Robert L. Stevenson)

Era una notte bella e senza pioggia, l'aria sapeva di gelo, le strade erano pulite come il pavimento di una sala da ballo; le lampade che nessun vento faceva ondeggiare formavano sul selciato un disegno regolare di luci e di ombre.

La lupa (di Giovanni Verga)

Al villaggio la chiamavano "La lupa" perché non era sazia giammai - di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell'andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figlioli e i loro mariti in un batter d'occhio, con la sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonna solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa Agrippina.

Jane Eyre (di Charlotte Brontë)

Mi trovavo a un miglio da Thornfield, lungo un sentiero conosciuto, d'estate, per le sue rose canine, in autunno per le nocciuole e le more; anche adesso spiccavano le bacche delle rose e del biancospino, color del corallo, ma il maggior piacere durante l'inverno consisteva nella sua assoluta solitudine e nella sua spoglia tranquillità. Se spirava un alito di vento, lì non si udiva alcun fruscìo perché non c'erano agrifogli né sempreverdi, e i nudi biancospini e i cespugli di nocciuoli erano fermi come i ciottoli bianchi e consumati che si ammucchiavano in mezzo al sentiero.