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Lei si asciugò le lacrime

lacrime gif
A volte si celano agli sguardi altrui i propri dolori. Emily Brontë esprime ciò con sobria ma efficace intensità in questa sua poesia.

Lei si asciugò le lacrime e gli altri sorrisero
vedendo che il suo viso riprendeva colore
e ignoravano non potevano conoscere
la pena che traboccava dal suo cuore

Con lo sguardo dolce e la voce lieta
ogni giorno con gli occhi ridenti
come potevano indovinare che nella notte solitaria
trascorreva il suo tempo piangendo

(Tratta da: Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, ed. del 2004)

Se il mio cuore

emily
Se il mio cuore avesse conosciuto la falsità
non una spina avrebbe turbato la mia strada
il mio spirito non avrebbe perduto il riposo
non avrei versato queste lacrime

di Emily Brontë

(Tratta da: Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, ed. del 2004)

Cime Tempestose (Wuthering Heights)


[...]Wuthering Heights è un’opera scolpita in una strana bottega, con strumenti semplici, da materiali casalinghi. L’artista trovò un blocco di granito su una brughiera solitaria: guardandolo s’avvide che su quella scheggia di roccia si poteva ricavare una testa selvaggia, scura, sinistra, una forma con almeno un elemento di grandezza: la potenza.
Lavorò con un rozzo scalpello, e su nessun altro modello che la visione raggiunta attraverso le proprie meditazioni. Con tempo e fatica il masso prese forma umana: ed eccola là, colossale, fosca e accigliata, per metà statua, per metà roccia. Come statua, terribile e demoniaca; come roccia, quasi bella, perché il suo colore è un caldo grigio, e muschio di brughiera la riveste; e l’erica con le sue campanelle vivide e la sua fragranza balsamica cresce fedele ai piedi del gigante.
Charlotte Bronte

(tratto dalla prefazione a Wuthering Heights, romanzo scritto da Emily Bronte. Testo di riferimento: Cime tempestose, edizione Oscar Mondadori, 1985)


Di Romina

PETALI DI ROSE

Poesie, brani, sintesi e frammenti: piccole suggestioni letterarie per gli appassionati.

Trascorrono i giorni

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Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (di Robert L. Stevenson)

Era una notte bella e senza pioggia, l'aria sapeva di gelo, le strade erano pulite come il pavimento di una sala da ballo; le lampade che nessun vento faceva ondeggiare formavano sul selciato un disegno regolare di luci e di ombre.

La lupa (di Giovanni Verga)

Al villaggio la chiamavano "La lupa" perché non era sazia giammai - di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell'andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figlioli e i loro mariti in un batter d'occhio, con la sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonna solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa Agrippina.

Jane Eyre (di Charlotte Brontë)

Mi trovavo a un miglio da Thornfield, lungo un sentiero conosciuto, d'estate, per le sue rose canine, in autunno per le nocciuole e le more; anche adesso spiccavano le bacche delle rose e del biancospino, color del corallo, ma il maggior piacere durante l'inverno consisteva nella sua assoluta solitudine e nella sua spoglia tranquillità. Se spirava un alito di vento, lì non si udiva alcun fruscìo perché non c'erano agrifogli né sempreverdi, e i nudi biancospini e i cespugli di nocciuoli erano fermi come i ciottoli bianchi e consumati che si ammucchiavano in mezzo al sentiero.