Post contrassegnati da tag 'freddo'

L’arpa


Sulla terra non c’è un’arpa che possa
vibrare in sintonia coi miei pensieri:
è la notte che scende solitaria,
è il vento che si strugge di lamento,
fra le piante sussurra e dentro l’aria
parole di mestizia e di tormento.
Insieme intonano uno strano canto
vano timore ed insensata pena.
Sedevo in solitudine cantavo
arie antiche struggenti e melodiose;
erano quelle note dolorose
e anche il mio cuore si bagnò di pianto.
Ad asciugar le lacrime mi volsi
e per caso il mio sguardo incontrò il cielo:
freddo e grigio mi parve, plumbeo velo.

Di Charlotte Brontë
(Tratta da Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, edizione 2004)

Senza titolo


Non tornerà a splendere
il suo triste corso è compiuto
ho visto l’ultimo raggio svanire
del freddo sole lucente.

(di Emily Bronte)


Di Romina

PETALI DI ROSE

Poesie, brani, sintesi e frammenti: piccole suggestioni letterarie per gli appassionati.

Trascorrono i giorni

Novembre: 2009
L M M G V S D
« Ott    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

Categorie

Archivi

Blog Stats

  • 28,768 hits

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (di Robert L. Stevenson)

Era una notte bella e senza pioggia, l'aria sapeva di gelo, le strade erano pulite come il pavimento di una sala da ballo; le lampade che nessun vento faceva ondeggiare formavano sul selciato un disegno regolare di luci e di ombre.

La lupa (di Giovanni Verga)

Al villaggio la chiamavano "La lupa" perché non era sazia giammai - di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell'andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figlioli e i loro mariti in un batter d'occhio, con la sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonna solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa Agrippina.

Jane Eyre (di Charlotte Brontë)

Mi trovavo a un miglio da Thornfield, lungo un sentiero conosciuto, d'estate, per le sue rose canine, in autunno per le nocciuole e le more; anche adesso spiccavano le bacche delle rose e del biancospino, color del corallo, ma il maggior piacere durante l'inverno consisteva nella sua assoluta solitudine e nella sua spoglia tranquillità. Se spirava un alito di vento, lì non si udiva alcun fruscìo perché non c'erano agrifogli né sempreverdi, e i nudi biancospini e i cespugli di nocciuoli erano fermi come i ciottoli bianchi e consumati che si ammucchiavano in mezzo al sentiero.