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Archive for the ‘poesie’ Category


Non so come scenda su di me
la sera d’estate, quieta e solitaria
ma la brezza mi giunge serena
ha in sé l’eco di un’antica canzone

Perdonatemi se così a lungo ho respinto
terra aria il vostro dolce saluto
ma il dolore inaridisce anche i forti
e chi può combattere la disperazione.

Emily Brontë

(L’assenza di punteggiatura è tipica delle poesie della Brontë.
La foto è tratta da:http://maxgimelli.wordpress.com/2009/06/23/sera-destate/)

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La bambina che va sotto gli alberi
non ha che il peso della sua treccia,
un fil di canto in gola.
Canta sola
e salta per la strada; ché non sa
che mai bene più grande non avrà
di quel po’ d’oro vivo per le spalle,
di quella gioia in gola.

A noi che non abbiamo
altra felicità che di parole,
e non l’acceso fiocco e non la molta
speranza che fa grosso a quella il cuore,
se non è troppo chiedere, sia tolta
prima la vita di quel solo bene.

Camillo Sbarbaro

Scritta nel 1932, la lirica esalta la poesia intendendola come un bene altissimo, infanzia perenne o purezza dell’anima, qui simboleggiata dalla bambina.

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Neve che turbini in alto ed avvolgi
le cose di un tacito manto,
una creatura di pianto
vedo per te sorridere; un baleno
d’allegrezza che il mesto viso illumini,
e agli occhi miei come un tesoro scopri.
Neve che cadi dall’alto e noi copri,
coprici ancora, all’infinito. Imbianca
la città con le case e con le chiese,
il porto con le navi; le distese
dei mari, i prati agghiaccia; della Terra
fa, tu augusta e pudica, un astro spento,
una gran pace di morte. E che tale
essa rimanga un tempo interminato,
un lungo volgere d’evi.
Il risveglio,
pensa il risveglio – noi due soli – in tanto
squallore.
In cielo
gli angeli con le trombe, in cuore acute
dilaceranti nostalgie, ridesti
vaghi ricordi, e piangere d’amore.

Umberto Saba (1883-1957)

Il lacerante e tormentato amore per la vita: il desiderio di annullamento e di morte e, nello stesso tempo, il rifiuto di esso.
(La foto è stata scattata da me lo scorso dicembre)

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E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo (1901-1968)

In questa poesia, Quasimodo rievoca tutto l’orrore dell’occupazione nazista in Italia.

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Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori che il prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua della sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Eugenio Montale

Ogni giorno, osservando la vita della natura osserviamo il dolore: lo vediamo in un cavallo stramazzato così come in una foglia inaridita. Il dolore è dunque un dato oggettivo, innegabile. L’unico nostro bene, allora, consiste nell’indifferenza, che non è insensibilità, ma un puro essere al di fuori dello spazio e del tempo, senza alcuna memoria e senza attesa.

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I venti i venti spogliano le navi
e discendono al freddo
e sono morti.

Chi li spiegherà nel rigoglio
delle accese partenze
ove squilla più forte più forte il mare
e l’antenna sventola il mattino?

Tutta donna tutta forte tutto amore
ed è rossa la mela, giallo il pane
della Pasqua d’aprile…
Ed eri calda
ed eri il sole, mattone su mattone,
oltre quel muro la campagna il cielo.

Alfonso Gatto (1909-1976)

Alfonso Gatto diresse, insieme a Vasco Pratolini, la rivista ermetica Campo di Marte (1938-39).
In questa poesia fa emergere un ricordo d’amore che ancora regala un breve attimo d’intensa passione. I colori violenti (rossa la mela, giallo il pane) sono una metafora di forte vitalità.

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Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Vincenzo Cardarelli (1887-1959)

Fondatore della rivista La Ronda, Cardarelli propugnò un nuovo classicismo ispirato alla nostra tradizione poetica, in particolare a Leopardi. In questo canto dedicato all’autunno, la stagione è simbolo della vita interiore.

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