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Posts Tagged ‘morte’


Neve che turbini in alto ed avvolgi
le cose di un tacito manto,
una creatura di pianto
vedo per te sorridere; un baleno
d’allegrezza che il mesto viso illumini,
e agli occhi miei come un tesoro scopri.
Neve che cadi dall’alto e noi copri,
coprici ancora, all’infinito. Imbianca
la città con le case e con le chiese,
il porto con le navi; le distese
dei mari, i prati agghiaccia; della Terra
fa, tu augusta e pudica, un astro spento,
una gran pace di morte. E che tale
essa rimanga un tempo interminato,
un lungo volgere d’evi.
Il risveglio,
pensa il risveglio – noi due soli – in tanto
squallore.
In cielo
gli angeli con le trombe, in cuore acute
dilaceranti nostalgie, ridesti
vaghi ricordi, e piangere d’amore.

Umberto Saba (1883-1957)

Il lacerante e tormentato amore per la vita: il desiderio di annullamento e di morte e, nello stesso tempo, il rifiuto di esso.
(La foto è stata scattata da me lo scorso dicembre)

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Sovrumana dolcezza

mazzo
Sovrumana dolcezza
io so, che ti farà i begli occhi chiudere
come la morte.

Se tutti i succhi della primavera
fossero entrati nel mio vecchio tronco,
per farlo rifiorire anche una volta,
non tutto il bene sentirei che sento
solo a guardarti, ad aver te vicina,
a seguire ogni tuo gesto, ogni modo
tuo di essere, ogni tuo piccolo atto.
E se vicina non t’ho, se a te in alta
solitudine penso, più infuocato
serpeggia nelle mie vene il pensiero della carne, il presagio

dell’amara dolcezza,
che so che ti farà i begli occhi chiudere
come la morte.

di Umberto Saba (1883-1957)

(Tratta da:
Umberto Saba, Il Canzoniere, Torino, Einaudi, ed. del 1961)

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In morte di Anne Brontë

anne.

Il 21 giugno del 1849, Charlotte Brontë scrive una poesia dedicandola all’amata sorella Anne, morta quasi un mese prima, il 28 maggio.

Scarsa è per me la gioia nella vita
e così la paura della morte;
l’ora estrema ho vissuto della sola
al cui posto avrei scelto di morire.

Vegliando muta il debole respiro
e sperando che ognuno fosse l’ultimo,
aspettavo che l’ombra della morte
si posasse su quelle amate forme.

Fu una nube, un silenzio a separarmi
da colei che più amai nella vita –
ma devo ringraziare Dio di cuore,
e ringraziarlo bene, con fervore;

pur sapendo che, perso il mio conforto,
la speranza d’intera un’esistenza,
l’anima scossa e ottenebrata resta,
affronterò da sola la tempesta.

(Tratta da:
Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, ed. 2004.
L’immagine raffigura Anne Brontë, in una versione restaurata del ritratto fatto dal fratello Patrick)

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01neve1.jpg
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

(di Cesare Pavese, 22 marzo 1950)

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