Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘romanzo’


Tratto dal romanzo Camera con vista di Edward Morgan Forster

Il signor Beebe era nell’impossibilità di raccontare alle compagne l’avventura successagli a Modena, dove la cameriera gli era piombata addosso mentre stava facendo il bagno, esclamando giuliva: “Fa niente, sono vecchia”. Si accontentò di dire:”Sono pienamente d’accordo con lei, signorina Alan. Gli italiani sono un popolo sgradevolissimo. Cacciano il naso dappertutto, vedono tutto, e sanno quel che vogliamo prima che lo sappiamo noi stessi. Siamo a loro mercé. Leggono i nostri pensieri, predicono i nostri desideri. Dal fiaccheraio a…Giotto, ci rivoltano come un abito smesso, e questo mi irrita. E nondimeno, nel profondo del cuore, essi sono…ah, che esseri superficiali! Non hanno il concetto della vita intellettuale[…].

Annunci

Read Full Post »

india
Mrs. Moore e Miss Adela Quested partono dall’Inghilterra per recarsi a Chandrapore, in India. Diverse dalla media dei loro connazionali, che evitano rapporti alla pari con gli indiani e vivono chiusi nei loro circoli, le due donne si comportano affabilmente con tutti e stringono amicizia con un giovane e colto vedovo del posto, il dottor Aziz.
Un giorno, Aziz le invita a visitare le grotte Marabar, organizzando una spedizione con un pic-nic. Ma qui avviene un fatto strano: il dottore e Adela si allontanano per andare da soli a visitare le grotte e a un certo punto Adela, sconvolta, fugge e accusa Aziz di averla assalita.
Il dottore, che si proclama innocente, viene messo in prigione e in seguito, in un crescendo di odio fra indiani e inglesi, inizia il processo. Ma al momento di testimoniare, Adela ritira l’accusa.

In Passaggio in India, Edward Morgan Forster mette in scena lo scontro fra due civiltà diverse e inconciliabili: quella inglese, dominata dalla fiducia nella razionalità, nella legge e nell’ordine, e quella indiana, ingenua e sentimentale. La sintesi fra le due è impossibile.
Quest’impossibilità è adeguatamente rappresentata, ad esempio, dall’amicizia che nasce fra Mr. Fielding, insegnante inglese aperto e tollerante, e il dottor Aziz. Entrambi intelligenti e leali, in seguito allo sfortunato incidente avvenuto alle grotte Marabar scoprono di non poter legare a causa dell’inevitabile differenza di mentalità: cultura e spiritualità tanto diverse generano equivoci che segnano la fine della loro amicizia.
Il messaggio dell’opera è chiaro: impegno, buona volontà e buone qualità non sono sufficienti a creare una reale intimità fra gli uomini, perché le fratture create dall’appartenenza a mondi tanto diversi sono insanabili.

Considerato il capolavoro di Forster, Passaggio in India è un bel romanzo che stimola a riflettere sugli ostacoli creati dalle differenze culturali, sulla mediocrità e il conformismo a cui sempre si abbandonano i più e, in termini
generali, sulla difficoltà di comunicazione in tutti i tipi di rapporti interpersonali, nei quali esiste sempre una zona d’ombra che impedisce una reale intimità.
Realismo, disincanto e approfondimento psicologico rendono quest’opera di Forster affascinante e sempre attuale.

Read Full Post »

casa howard
Uno scontro traumatico fra ceti sociali diversi, un contrasto insanabile fra culture, mentalità e modi di affrontare l’esistenza troppo eterogenei per armonizzarsi. Da una parte le sensibili sorelle Schlegel, appartenenti alla media borghesia colta e progressista; dall’altra parte gli altoborghesi Wilcox, amanti dello sport, cinici, materialisti, diffidenti nei confronti della cultura e conservatori. Due mondi che si attraggono irresistibilmente proprio perché diversi, ma che tuttavia, nonostante la buona volontà, non possono fondersi. E in mezzo i Bast, poveri e destinati a sprofondare sempre più in basso.

Fra il gretto e superficiale conformismo dei Wilcox e l’ambiguità delle Schlegel, si consuma una vicenda eterna che mette in luce problematiche sempre attuali: l’impossibilità di una reale comunicazione fra mondi diversi e l’estrema fragilità dei rapporti interpersonali. Un libro profondo che si presta a numerosi piani di lettura: questo è Casa Howard di Edward Morgan Forster.

Ed ecco un brano tratto dalle prime pagine dell’opera.

La stazione di Howards End era Hilton, uno di quei grossi villaggi che punteggiano la Strada per il Nord e devono le loro dimensioni ai giorni del traffico delle diligenze o prima ancora. Vicino a Londra, Hilton non era stato coinvolto nel decadimento rurale, e la sua lunga High Street aveva visto sbocciare a destra e a sinistra vasti complessi residenziali. Per circa un miglio, davanti agli occhi distratti della signora Munt, passò una serie di case dai tetti di tegole o di ardesia, una serie interrotta a un certo punto da sei tumuli danesi, che si ergevano, l’uno accanto all’altro, lungo lo stradone: tombe di soldati. Al di là di questi tumuli si infittivano le abitazioni, e il treno andò a fermarsi in mezzo a un groviglio che era quasi una città.

Read Full Post »


L’autrice di questo romanzo è Daphne Du Maurier, estremamente nota al pubblico per aver scritto La prima moglie, un libro da cui fu tratto un celebre film per la regia di Alfred Hitchcock.
Mia cugina Rachele è una cupa vicenda la cui protagonista femminile ha un carattere indecifrabile e, per alcuni aspetti, inquietante. Ambrose Ashley, un ricco proprietario terriero che vive in Cornovaglia insieme al nipote adottivo Philip, parte per l’Italia in seguito a problemi di salute. A Firenze conosce Rachele, una sua lontana parente, rimasta vedova in giovane età. Improvvisamente, Philip riceve una lettera che gli annuncia l’avvenuto matrimonio fra Ambrose e questa donna.

Dopo poco più di un anno dalle nozze, Ambrose si ammala gravemente e in breve tempo muore a Firenze. Philip inizia così a nutrire alcuni sospetti nei confronti di Rachele, considerandola responsabile di quest’improvviso decesso. Ma quando d’improvviso la donna giunge in Inghilterra, Philip è costretto a ospitarla e, contrariamente a ogni sua aspettativa, ne rimane affascinato.
Durante il suo soggiorno in Cornovaglia, la personalità di Rachele si rivela complessa e a tratti sfuggente. Capace di tenere manifestazioni d’affetto ma anche di repentini scatti d’ira, enigmatica in alcuni suoi discorsi, elegante e raffinata, saggia e ironica, dolce ma nel contempo autoritaria, a poco a poco manifesta uno dei suoi difetti maggiori: la prodigalità. A volte sembra disinteressata nei suoi sentimenti verso Philip, altre volte, invece, appare fredda e calcolatrice. Instaura così un rapporto ambiguo con il ragazzo, il quale ne resta talmente soggiogato da perdere completamente la testa, e da diventare fin troppo generoso nei suoi confronti.
Ma certe lettere di Ambrose, scritte durante la sua malattia e trovate per caso dal nipote, gettano terribili ombre sulla figura di Rachele, ombre che, unite alla passione frustrata di Philip e al non limpido comportamento della donna, conducono a un tragico epilogo.

Due sono i pregi fondamentali di questo romanzo, almeno a mio parere: la sapienza con cui viene tratteggiata l’affascinante e pericolosa ambiguità di Rachele, tanto che, alla fine dell’opera, è impossibile comprendere se sia stata davvero responsabile della morte del marito, e la bravura con cui viene mostrata la natura puramente soggettiva della passione amorosa, tale da trasfigurare l’immagine della persona amata in un ideale che non trova corrispondenza nella realtà. Philip, con la sua inesperienza, impara a sue spese quest’amara lezione: è impossibile conoscere veramente chi ci sta accanto.
Dal libro è stato tratto anche un film del 1952 intitolato come il romanzo, Mia cugina Rachele, e interpretato da Richard Burton e Olivia De Havilland.

Read Full Post »

capuana
Il maggior teorico del Verismo, nonché ispiratore e amico di Giovanni Verga, fu Luigi Capuana (1839-1915). Docente di Letteratura italiana presso le Università di Roma e di Catania e critico letterario di notevole valore, scrisse romanzi, raccolte di novelle e commedie in dialetto siciliano.

Il suo romanzo più importante è Il marchese di Roccaverdina (1901), che narra una vicenda torbida e morbosa. Un nobile siciliano ha una relazione con una ragazza del popolo, che non può sposare per ragioni di censo. Decide quindi di darla in moglie a un suo fattore, Rocco Criscione, facendo però giurare a entrambi che la loro unione sarà tale soltanto di nome. Il marchese, infatti, intende continuare la relazione con la giovane donna, dalla quale pretende fedeltà assoluta. Tuttavia, dopo un po’ di tempo comincia a nutrire sospetti sulla coppia e ciò sarà causa di conseguenze devastanti.

Non intendo scrivere una recensione del romanzo. Mi limito soltanto a raccomandarlo per alcuni indiscutibili pregi: l’acuta caratterizzazione psicologica dei personaggi, la puntuale rievocazione della mentalità siciliana del tempo e la sapiente costruzione della suspense.

Read Full Post »

vera
Ho finito di leggere Vera, un bel romanzo di Elizabeth von Arnim.

Inghilterra, primi anni ’20 del Novecento. La ventiduenne Lucy Entwhistle perde improvvisamente il padre durante un soggiorno in Cornovaglia.
Stordita e infelice, mentre se ne sta aggrappata al cancello del giardino di casa vede comparire un uomo di mezza età, Everard Wemyss, rimasto vedovo da pochi giorni: sua moglie Vera, infatti, è morta precipitando da una finestra della loro casa di campagna.
L’uomo entra immediatamente in confidenza con Lucy, aiutandola addirittura nell’organizzazione del funerale del padre e rendendosi indispensabile con ogni sorta di premura. Attratta dalla condotta di Wemyss, che ben presto inizia a corteggiarla con insistenza, Lucy si lascia sedurre e in pochi mesi lo sposa.
Purtroppo il matrimonio le rivelerà una realtà inaspettata, mettendo in luce la verità a proposito di Everard.

Il romanzo affronta il tema del carattere completamente soggettivo della passione amorosa, e delle conseguenze pratiche negative cui può condurre.
Fin dall’inizio dell’opera alcuni gravi difetti di Everard, come il notevole egoismo e la tendenza a disprezzare i sentimenti altrui, sono evidenti, ma Lucy, innamorata e quindi cieca, ossia incapace di riflettere in maniera razionale, non si accorge della verità e anzi cerca di giustificare l’amato di fronte a sua zia Dot, sconvolta dalla rapidità con cui l’uomo ha dimenticato la tragedia che l’ha appena colpito, e acuta nel rilevare alcuni aspetti poco piacevoli della sua indole.
Una volta sposata, ed entrata nella casa che Everard aveva condiviso per anni con Vera, Lucy si trova di fronte a un uomo estremamente prepotente, collerico, egocentrico e pieno di assurde manie, che la considera soltanto una sua proprietà, una sorta di giocattolo di cui disporre a piacimento, senza alcun riguardo per i suoi desideri e sentimenti.

Il finale del romanzo è inaspettatamente aperto, enigmatico e amaro nel suo spietato realismo. Com’è tipico dello stile della Arnim, anche quest’opera, nonostante il tema drammatico e complesso, è percorsa da una sottile vena ironica che ne rende piacevole la lettura.

Read Full Post »

james
Il dottor Sloper è un uomo ricco, arguto, intelligente e profondamente disancantato, capace di giudicare cose e persone con freddo realismo.
Ecco un dialogo che si svolge fra lui e sua sorella, la signora Penniman. I due parlano di Catherine, la figlia del dottor Sloper, che in questa parte del romanzo ha dodici anni.

– Cerca di farne una donna in gamba, Lavinia; vorrei che fosse una donna in gamba.
La signora Penniman lo guardò pensierosa un momento.
– Mio caro Austin – gli domandò poi – pensi che sia meglio essere in gamba o buona?
– Buona a che cosa? – chiese il dottore- Non sei buona a niente se non sei in gamba.

(Testo di riferimento: Henry James, Washington Square, Bur, 1999. In foto l’edizione tascabile Garzanti)

Read Full Post »

Older Posts »