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Posts Tagged ‘vento’


E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo (1901-1968)

In questa poesia, Quasimodo rievoca tutto l’orrore dell’occupazione nazista in Italia.

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I venti i venti spogliano le navi
e discendono al freddo
e sono morti.

Chi li spiegherà nel rigoglio
delle accese partenze
ove squilla più forte più forte il mare
e l’antenna sventola il mattino?

Tutta donna tutta forte tutto amore
ed è rossa la mela, giallo il pane
della Pasqua d’aprile…
Ed eri calda
ed eri il sole, mattone su mattone,
oltre quel muro la campagna il cielo.

Alfonso Gatto (1909-1976)

Alfonso Gatto diresse, insieme a Vasco Pratolini, la rivista ermetica Campo di Marte (1938-39).
In questa poesia fa emergere un ricordo d’amore che ancora regala un breve attimo d’intensa passione. I colori violenti (rossa la mela, giallo il pane) sono una metafora di forte vitalità.

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Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Vincenzo Cardarelli (1887-1959)

Fondatore della rivista La Ronda, Cardarelli propugnò un nuovo classicismo ispirato alla nostra tradizione poetica, in particolare a Leopardi. In questo canto dedicato all’autunno, la stagione è simbolo della vita interiore.

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Felice quanto più conduco

sogno
Sono felice quanto più conduco
l’anima lontana dalla sua veste d’argilla
nel vento della notte quando la luna è chiara
e lo sguardo spazia in mondi di luce

Quando io non sono e nessuno è con me
terra né mare né cielo senza nubi
soltanto lo spirito libero e vagabondo
nella vasta infinita immensità

di Emily Brontë.

(Tratta da:
– Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Milano, Oscar Mondadori, 2004.
Tutte le poesie di Emily Brontë sono prive di punteggiatura e di titoli. Pertanto sono stata io a richiamare, nel titolo del post, il primo verso della poesia.
L’immagine è tratta da: http://habanera-nonblog.blogspot.com)

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Da “La terra e la morte”

appennini.jpg
Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C’è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t’ingombrano e vanno nel vento.
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell’estate.

(di Cesare Pavese, 29 ottobre 1945)

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