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Rispettarsi


Tratto da Jane Eyre di Charlotte Brontë:

Io devo badare a me stessa. Quanto più sono sola, quanto più priva di amici, quanto più indifesa, tanto più devo rispettarmi. […]

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Non so come scenda su di me
la sera d’estate, quieta e solitaria
ma la brezza mi giunge serena
ha in sé l’eco di un’antica canzone

Perdonatemi se così a lungo ho respinto
terra aria il vostro dolce saluto
ma il dolore inaridisce anche i forti
e chi può combattere la disperazione.

Emily Brontë

(L’assenza di punteggiatura è tipica delle poesie della Brontë.
La foto è tratta da:http://maxgimelli.wordpress.com/2009/06/23/sera-destate/)

Gli italiani


Tratto dal romanzo Camera con vista di Edward Morgan Forster

Il signor Beebe era nell’impossibilità di raccontare alle compagne l’avventura successagli a Modena, dove la cameriera gli era piombata addosso mentre stava facendo il bagno, esclamando giuliva: “Fa niente, sono vecchia”. Si accontentò di dire:”Sono pienamente d’accordo con lei, signorina Alan. Gli italiani sono un popolo sgradevolissimo. Cacciano il naso dappertutto, vedono tutto, e sanno quel che vogliamo prima che lo sappiamo noi stessi. Siamo a loro mercé. Leggono i nostri pensieri, predicono i nostri desideri. Dal fiaccheraio a…Giotto, ci rivoltano come un abito smesso, e questo mi irrita. E nondimeno, nel profondo del cuore, essi sono…ah, che esseri superficiali! Non hanno il concetto della vita intellettuale[…].


La bambina che va sotto gli alberi
non ha che il peso della sua treccia,
un fil di canto in gola.
Canta sola
e salta per la strada; ché non sa
che mai bene più grande non avrà
di quel po’ d’oro vivo per le spalle,
di quella gioia in gola.

A noi che non abbiamo
altra felicità che di parole,
e non l’acceso fiocco e non la molta
speranza che fa grosso a quella il cuore,
se non è troppo chiedere, sia tolta
prima la vita di quel solo bene.

Camillo Sbarbaro

Scritta nel 1932, la lirica esalta la poesia intendendola come un bene altissimo, infanzia perenne o purezza dell’anima, qui simboleggiata dalla bambina.

Neve


Neve che turbini in alto ed avvolgi
le cose di un tacito manto,
una creatura di pianto
vedo per te sorridere; un baleno
d’allegrezza che il mesto viso illumini,
e agli occhi miei come un tesoro scopri.
Neve che cadi dall’alto e noi copri,
coprici ancora, all’infinito. Imbianca
la città con le case e con le chiese,
il porto con le navi; le distese
dei mari, i prati agghiaccia; della Terra
fa, tu augusta e pudica, un astro spento,
una gran pace di morte. E che tale
essa rimanga un tempo interminato,
un lungo volgere d’evi.
Il risveglio,
pensa il risveglio – noi due soli – in tanto
squallore.
In cielo
gli angeli con le trombe, in cuore acute
dilaceranti nostalgie, ridesti
vaghi ricordi, e piangere d’amore.

Umberto Saba (1883-1957)

Il lacerante e tormentato amore per la vita: il desiderio di annullamento e di morte e, nello stesso tempo, il rifiuto di esso.
(La foto è stata scattata da me lo scorso dicembre)

Alle fronde dei salici


E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo (1901-1968)

In questa poesia, Quasimodo rievoca tutto l’orrore dell’occupazione nazista in Italia.

Spesso il male di vivere


Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori che il prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua della sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Eugenio Montale

Ogni giorno, osservando la vita della natura osserviamo il dolore: lo vediamo in un cavallo stramazzato così come in una foglia inaridita. Il dolore è dunque un dato oggettivo, innegabile. L’unico nostro bene, allora, consiste nell’indifferenza, che non è insensibilità, ma un puro essere al di fuori dello spazio e del tempo, senza alcuna memoria e senza attesa.